Oggi abbiamo le grandi piattaforme per abbonati, che producono direttamente film e altri contenuti, mentre sul set le scene si girano in digitale e la cara vecchia pellicola è quasi del tutto scomparsa.
C’è una cosa, però, che nel corso dei decenni, al cinema, non è mai cambiata. I grandi attori protagonisti, quelli che ancora oggi anacronisticamente vengono chiamati “divi”, continuano ad apparirci belli, bellissimi.
I canoni estetici col tempo possono cambiare, ma è proprio la magia dello schermo, l’esser messi al centro di una scena, di uno spazio fisico ma soprattutto emotivo dove tutto è amplificato, intenso e scolpito da luci, a creare nell’occhio dello spettatore la percezione della “bellezza”.
Eppure, dietro le espressioni intense e gli sguardi magnetici, i sorrisi assassini e i corpi statuari delle stelle di Hollywood, più spesso di quanto non si creda si nasconde l’artificio, l’incessante lavorìo per camuffare imperfezioni imbarazzanti e garantire quell’illusione, quel sogno apparente.
Ingannare è un’arte, e il cinema lo sa. Sveliamoli, allora, alcuni segreti dietro la prestanza di tante star e la fortuna di tanti film.
LO SAPEVATE?
1. Clarke Gable portava i baffetti per nascondere un problema fisico
Le grandi orecchie a sventola erano il suo maggiore cruccio quando, giovane di belle speranze, Gable arrivò a Hollywood. Un chirurgo plastico ne corresse l’attaccatura, ma le orecchie restarono comunque molto grandi. I mitici baffetti servivano a sviare l’attenzione da quel difetto.

2. Gli occhi di ghiaccio di Paul Newman erano daltonici
Per sua fortuna, era un difetto che sullo schermo non si vedeva. E fu una fortuna doppia, perché lo costrinse ad accantonare l’idea di diventare pilota della marina. Insomma, grazie a questi bellissimi occhi daltonici abbiamo avuto un top gun in meno e un grande attore in più.

3. Truman Capote voleva recitare in “Colazione da Tiffany”
«Naturalmente, io interpreterò il protagonista maschile», disse Capote a un esterrefatto produttore della Paramount. Che per fortuna trovò sui due piedi la strategia giusta: «Truman, quel ruolo non è abbastanza per te», gli disse. «Tutti gli occhi saranno sulla protagonista femminile». Capote restò in silenzio per un po’, poi disse: «Hai ragione. Mi merito di meglio».

4. Holly Golightly non doveva chiamarsi così
In una prima stesura del romanzo da cui è tratto il film, il nome della protagonista, Holly Golightly doveva essere nientemeno che Connie Gustafson. Per il resto, il personaggio interpretato da Audrey Hepburn ha edulcorato non poco il modello letterario. La Holly di Capote è di fatto una escort, che non si limita ad accompagnare gli uomini a una cena e a farsi dare i soldi per la toilette del ristorante.

5. Humprey Bogart non poteva esser ripreso controluce
Sul set di “Sabrina” l’operatore si avvicinò disperato al regista Billy Wilder: non poteva mai riprendere Bogart in controluce perché il divo, quando parlava, sputacchiava! Ne faceva le spese soprattutto la povera Audrey Hepburn, sempre seguita da una truccatrice con una bella scorta di fazzoletti.

6. La battuta “Suonala ancora, Sam” in realtà non è mai stata pronunciata
In “Casablanca” dicono soltanto: «Suonala, Sam». Senza “ancora”. La forma distorta «Play it again, Sam» si diffuse negli anni Cinquanta, per via di parodie radiofoniche e televisive del film, e per la celebre pièce e poi film di Woody Allen “Play It Again, Sam” (1972), tradotto in Italia con “Provaci ancora, Sam”.

7. Il bacio più lungo della storia del cinema era uno stratagemma per aggirare la censura.
Secondo il Codice Hays i baci nei film non potevano durare più di tre secondi. In “Notorius”, Cary Grant e Ingrid Bergman si scambiano però un bacio che dura minuti interi, grazie all’espediente di separarsi ogni due, tre secondi. I volti sono sì appiccicati, ma i due parlano, anche di cose banali, come la cena… si ribaciano, poi si staccano appena e riprendono a parlare, si baciano di nuovo e così via.

8. Per colpa di Clarke Gable i produttori di biancheria maschile rischiarono il fallimento
Fu dopo che Gable mostrò di non indossare niente sotto la camicia in una scena di “Accadde una notte” (1934). Da quel momento nessuno, specialmente tra i giovani, volle più portare la canottiera.

9. Tante scuole americane vietarono i jeans per colpa di un film
“Il Selvaggio”, del ’53, vede un Marlon Brando capostipite di tutti i cattivi ragazzi e di tutte le gioventù bruciate a venire. Con il suo giubbotto di pelle nera e i Levi’s 501 incarna l’idea stessa della ribellione giovanile, tanto che all’epoca molte scuole americane arrivarono a vietare i jeans per contenere l’influenza di questo nuovo look.

10. Cary Grant sdoganò il termine “gay” al cinema
Nel film “Susanna”, Cary Grant indossa un accappatoio da donna e, quando gli chiedono il perché, lui risponde: «Because I just went gay all of a sudden!» (“Perché sono diventato gay all’improvviso!”). È l’esordio della parola “gay” nel suo significato moderno (cioè omosessuale) in un film di Hollywood. Tuttavia, nel 1938 il termine aveva ancora prevalentemente il significato di “allegro”, “gaio”, anche se è probabile che il regista Howard Hawks e lo stesso attore abbiano giocato consapevolmente sull’ambiguità.

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